La spedizione di Donner era composta da un gruppo di pionieri americani, riunito in una colonna di carri, che partì dal Midwest per emigrare nell’Alta California messicana.

A causa di una serie di disavventure, i membri del gruppo trascorsero l’inverno 1846–1847 circondati dalla neve nella catena montuosa della Sierra Nevada e alcuni di loro fecero ricorso al cannibalismo per sopravvivere, mangiando i corpi di coloro che erano morti per fame, malattie e freddo estremo.

Nella primavera del 1846, quasi 90 emigranti decisero di lasciare Springfield, in Illinois, per dirigersi a ovest, ispirati dall’idea di una terra promessa non ancora colonizzata, e spinti dalle gravi epidemie di colera e dalle persistenti conseguenze del panico finanziario del 1837.

A radunare questo gruppo fu l’uomo d’affari James Reed, immigrato irlandese dell’Illinois, desideroso di costruire una maggiore fortuna nella ricca terra di California e speranzoso che anche sua moglie, che soffriva di mal di testa terribili, potesse migliorare con il clima costiero.

Quando le attività di Reed iniziarono a fallire a causa di una recessione economica nazionale, Abraham Lincoln all’epoca suo amico e suo avvocato, appena prima che la carovana partisse per il lontano West, lo aiutò attraverso una procedura fallimentare che permise a Reed di mettere da parte una considerevole quantità di denaro che utilizzò in seguito per acquistare terreni in California.

Il 16 aprile 1846, nove carri coperti partirono per un viaggio di circa 4.000 km verso la California, dando inizio a quella che sarebbe diventata una delle più grandi tragedie della storia delle migrazioni verso Ovest.

Guidato dai fratelli Donner, il gruppo tentò di prendere una nuova e presumibilmente più breve rotta per la California.

Reed aveva infatti da poco letto un libro, “Guida per gli emigranti in Oregon e in California” di Landsford W. Hastings (uno dei primi emigranti andato in California nel 1842) che pubblicizzava una nuova scorciatoia, che secondo lui avrebbe fatto risparmiare molto tempo, su un viaggio che in genere richiedeva dai quattro ai sei mesi.

Era stata descritta come una rotta apparentemente migliore rispetto a quella seguita fino ad allora dagli emigranti, che non solo avrebbe fatto risparmiare tempo prezioso prima dell’inverno, ma avrebbe anche evitato spiacevoli incontri con nativi e messicani.

Gli emigranti non sapevano però che Hastings non avesse mai preso quella scorciatoia e che la guida fosse piena di imprecisioni.

La parte più difficile del viaggio era rappresentata dagli ultimi 160 km: oltre 500 picchi alti fino a 3.700 metri dovevano essere superati per poter raggiungere la meta e il tempismo era d’obbligo, poiché durante l’inverno infatti, la Sierra Nevada risultava del tutto impraticabile da un carro carico di beni di prima necessità, utensili e persone.

I membri della carovana erano quasi tutti impreparati alla natura selvaggia.

Molti erano membri di famiglie benestanti, privi di ogni nozione di sopravvivenza e incapaci di gestire i pericoli del territorio, al contrario di alcune tribù particolarmente bellicose di nativi americani che dimoravano lungo la Pista dell’Oregon.

James Reed, viaggiava a bordo di un carro talmente decorato e imponente, equipaggiato con sedili a molla e una stufa, che richiedeva otto buoi per essere trainato.

I carri che costituivano la carovana procedevano troppo lentamente al ritmo di circa 2 km al giorno, e gli uomini più forti furono costretti di continuo ad abbattere alberi e a ripulire la pista dalle rocce che ostacolavano l’avanzata del gruppo.

Alla fine rimasero intrappolati per cinque mesi da forti nevicate sulle montagne della Sierra Nevada al confine tra Nevada e California, in quello che si sarebbe rivelato il peggiore inverno nella storia di quella zona.

I membri del gruppo finirono presto il cibo e per sopravvivere uccisero e mangiarono tutti i cavalli e i buoi.

Bollirono le pelli per fare una miscela gelatinosa e raccolsero tutto il midollo dalle ossa degli animali.

Mangiarono tutti i topi che riuscirono a catturare e poi, uno per uno, anche tutti i loro cani da compagnia che furono costretti ad uccidere.

Alla fine, disperati e deliranti, masticarono corteccia di pino e pigne.

Come ultima risorsa, mentre guardavano i loro figli e altri morire, si rivolsero ai cadaveri dei loro compagni e dei membri della famiglia, sepolti tra i cumuli di neve e ricorsero a nutrirsi della loro carne.

A metà dicembre alcuni membri del gruppo, tra cui James Reed, decisero di partire a piedi per cercare aiuto e raggiunsero il forte di John Sutter che organizzò una squadra di soccorritori che partì da Sacramento per tentare di raggiungere gli emigranti, ma che non arrivò prima della metà di febbraio del 1847, quasi quattro mesi dopo che la carovana era rimasta bloccata.

Degli 87 uomini, alla fine sopravvissero solo 46 persone.

Molti dei sopravvissuti persero le dita dei piedi a causa del congelamento e soffrirono di disturbi fisici e psicologici cronici.

Gli storici hanno descritto l’episodio come una delle più terribili tragedie della storia della California e in generale della colonizzazione verso L’Ovest.

Molti anni dopo la tragedia della spedizione di Donner, una delle figlie di Reed rivelò che Lincoln prese seriamente in considerazione l’idea di unirsi alla carovana, ma che alla fine non andò a causa dell’opposizione di sua moglie ed entrò quindi nell’arena politica.

La bambola di legno segretamente custodita nelle voluminose gonne di Patty Reed, che allora aveva solo otto anni, è stata donata dalla famiglia al forte di Sutter dove oggi è visibile.

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