Il forte di Sutter, la colonia agricola e commerciale del XIX secolo nella provincia messicana dell’Alta California, aveva un edificio centrale in mattoni circondato da un alto muro con protezione agli angoli opposti per difendersi dagli attacchi.

Aveva anche laboratori e negozi che producevano tutti i beni necessari per l’insediamento di New Helvetia.

Quando Sutter si stabilì nel 1839 nella Valle del Sacramento, una disgrazia si abbatté sui pacifici nativi del paese, poiché i loro servizi furono richiesti immediatamente.

Sutter impiegò e ridusse in schiavitù molti di loro per costruire il suo forte e per sviluppare una vasta rete di allevamento e di agricoltura nella zona.

Alcuni lavoravano volontariamente, ma altri erano soggetti a vari gradi di coercizione.

Quelli che non volevano lavorare erano considerati indiani nemici e ostili.

I villaggi, situati di solito sulle rive dei fiumi, venivano attaccati prima dell’alba, quando tutti dormivano ancora e spesso il fiume Sacramento era colorato di rosso dal sangue degli indiani innocenti, che raramente riuscivano a sfuggire a simili agguati.

Coloro che non venivano uccisi e tutti i bambini dai sei ai quindici anni di età, erano di solito presi dai bianchi.

I detenuti erano costretti a dormire sul pavimento nudo di stanze chiuse a chiave senza servizi igienici, mangiando da abbeveratoi fatti di tronchi d’albero scavati, avvolti da un odore opprimente.

Nonostante l’approvvigionamento di un’agricoltura fertile, Sutter alimentava la sua forza lavoro in mangiatoie per maiali, dove i nativi mangiavano in ginocchio sotto il sole.

Sutter credeva che dovessero essere tenuti rigorosamente sotto paura per servire i proprietari terrieri bianchi e coloro che non collaboravano venivano frustati, imprigionati e giustiziati.

L’uomo era inoltre noto per violentare i suoi prigionieri, anche ragazze di 12 anni, e per rapire bambini indiani che vendeva poi in schiavitù o dava in dono per ripagare i propri debiti, lontano dai loro luoghi di nascita e dalle loro madri.

Numerosi visitatori del forte di Sutter annotarono quest’orrendo spettacolo nei loro diari e l’allora governatore dell’Alta California, Juan Bautista Alvarado, deplorò il maltrattamento di Sutter nel 1845.

Furono molti i coloni americani che entrarono nella regione e che decisero di stabilirsi lì, sottraendo grandi distese di terra ai nativi americani, i quali videro diminuire anche il cibo disponibile.

In risposta, alcuni indiani presero a razziare il bestiame degli allevatori bianchi che a loro volta li attaccarono nei villaggi.

Secondo la legge messicana, gran parte delle pratiche lavorative di Sutter erano illegali ma tuttavia nel 1850, in seguito all’annessione della California da parte degli Stati Uniti, venne legalizzato il rapimento e la servitù forzata dei nativi da parte dei coloni bianchi.

Nel 1851, il governatore della California dichiarò che la guerra di sterminio sarebbe continuata fino all’estinzione della razza indiana.

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